Andare in pensione a 64 anni, ovvero tre anni prima dell'attuale "data"? Secondo la Cgil è una ipotesi assolutamente sconveniente per qualunque lavoratore. E il sindacato boccia quindi senza appello la proposta della Lega che comprende il ricalcolo interamente contributivo e, nell’ipotesi discussa nei mesi scorsi, l’eventuale utilizzo del Tfr come rendita integrativa. La perdita sarebbe almeno del 10% della cifra che si avrebbe andando in pensione a 67 anni.
Nelle simulazioni aggiornate dell’Osservatorio previdenza Cgil un lavoratore con 40 anni di contributi e una retribuzione lorda di 35.000 euro vedrebbe la pensione scendere da 1.726,15 euro a 1.543,38 euro al mese. La riduzione è pari al 10,6%, cioè 182,77 euro lordi in meno ogni mese. Per redditi più elevati il taglio cresce: intorno a 261 euro mensili con 50.000 euro di retribuzione e oltre 365 euro con 70.000 euro.
Cosa prevede oggi la normativa
Oggi la pensione anticipata contributiva a 64 anni esiste già, ma riguarda chi rientra nel sistema contributivo e deve rispettare requisiti stringenti. La scheda Inps indica, per il 2026, il requisito anagrafico di 64 anni e una prima rata di pensione non inferiore a tre volte l’assegno sociale; la soglia economica, aggiornata al 2026, è pari a 1.638,72 euro lordi mensili. La stessa comunicazione dell’Inps sulla legge di bilancio 2026 ricorda inoltre che è stata eliminata la possibilità, introdotta solo un anno prima, di conteggiare le rendite della previdenza complementare per raggiungere la soglia minima richiesta.










