La proposta della Lega – via Claudio Durigon con il placet di Matteo Salvini – di utilizzare il Tfr per consentire il pensionamento a 64 anni anche ai lavoratori oggi nel sistema misto rischia di tradursi in un anticipo pagato in larga parte dagli stessi lavoratori. Il ricalcolo interamente contributivo necessario per accedere alla misura può infatti comportare una riduzione dell’assegno fino al 10,6%, secondo una simulazione dell’Osservatorio previdenza della Cgil, che boccia senza appello il nuovo tentativo di offrire “flessibilità” scaricando i costi sui diretti interessati. “Una proposta già avanzata lo scorso anno e che per la Cgil è sbagliata e, alla prova dei numeri, addirittura folle“, dice il sindacato. “Il punto da chiarire è semplice: il Tfr è delle lavoratrici e dei lavoratori ed è salario differito. Non sono risorse del governo e non sono risorse pubbliche con cui finanziare una riforma delle pensioni”, sottolinea Lara Ghiglione, segretaria confederale.

Anche Pd e M5s vanno all’attacco: per il capogruppo dem in commissione Lavoro alla Camera Arturo Scotto “siamo davanti al più grande dei tradimenti messi in campo dalla Lega e da tutto il centrodestra. Anziché sostenere il potere d’acquisto dei più deboli, con il ricalcolo immaginato per la manovra di bilancio mettono le mani in tasca ai pensionati”. Sulla stessa linea la senatrice M5S e vicepresidente del Senato, Mariolina Castellone: “Quelli che promettevano di voler ‘abolire la Fornero’ oggi dicono ai lavoratori: se volete andare in pensione prima, pagate di tasca vostra, sacrificando anche il vostro Tfr che è salario differito. Altro che flessibilità, significa scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori il costo delle scelte sbagliate del Governo”.