Roma, 8 settembre 2026 – La Lega rilancia l’uscita a 64 anni anche per i lavoratori del sistema misto. Ma le simulazioni Cgil mostrano il prezzo dell’operazione: ricalcolo contributivo permanente (con il taglio di oltre il 10% dell’assegno) e, per chi non supera la soglia, utilizzo della liquidazione per colmare la differenza. Come dire che dietro la promessa di lasciare il lavoro tre anni prima dell’età di vecchiaia c’è una condizione destinata a pesare: l’anticipo sarebbe sostanzialmente finanziato dal lavoratore.
Il carroccio
Matteo Salvini ha confermato che al tavolo di maggioranza il Carroccio porterà "la possibilità di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro rispetto ai 67 anni". Il progetto illustrato dal sottosegretario Claudio Durigon è più ambizioso dell’attuale pensione anticipata contributiva: estendere il canale dei 64 anni anche a chi ha cominciato a lavorare prima del 1996 e appartiene quindi al sistema misto. La scelta sarebbe volontaria. Nello schema politico prospettato da Durigon servirebbero 25 anni di contributi, ma con due condizioni pesanti: ricalcolare tutta la pensione con il metodo contributivo e, se l’assegno non raggiunge la soglia minima richiesta, trasformare una quota del Tfr in rendita. Oggi il canale ordinario dei contributivi puri richiede invece 64 anni, almeno 20 anni di contribuzione effettiva e un assegno pari ad almeno tre volte quello sociale.











