Le anomalie delle temperature superficiali dell'Oceano registrate da Copernicus - Credit: C3S/ECMWF

Da quando ne hanno ufficialmente dichiarato l’inizio, a giugno di quest’anno, i climatologi di tutto il mondo stanno guardando con preoccupazione alla crescita di El Niño, quell’oscillazione climatica che si ripete ciclicamente (in intervalli che vanno da 3 a 7 anni) nel Pacifico australe e che è associata a un generale aumento delle temperature globali.

L’innesco è dovuto a un cambiamento dei venti alisei e delle correnti oceaniche, che portano acqua più calda ad accumularsi in superficie, spingendola verso le coste orientali: il Sud America di conseguenza viene investito da aria più calda e umida che può dar luogo a forti precipitazioni, mentre l’Oceania viene interessata da una forte siccità e un elevato rischio di incendi. Le conseguenze di questo cambiamento si ripercuotono sul clima di tutto il pianeta e portano con sé eventi meteorologici estremi diversi in diverse regioni.

A differenza di quello che viene chiamato riscaldamento globale, la cui origine è antropica e dovuta al rilascio di grandi quantità di gas serra in atmosfera, El Niño Southern Oscillation (ENSO, questo il suo nome completo) è un fenomeno naturale che si alterna a La Niña, associata a temperature mediamente più fresche, che si hanno quando i venti e le correnti del Pacifico si spingono da est verso ovest.