«Un El Niño da record con proporzioni gigantesche», ha dichiarato Antònio Guterres, segretario Onu. Alcuni scienziati australiani lo hanno ribattezzato “Godzilla”. Sono anni che si parla di “lui” ma solo adesso fa così paura: perché?
L’aumento delle temperature dovuto a el niño ha già avuto pesanti ripercussioni nell’estate 2026 ma i suoi effetti non sarebbero terminati. I dati della Wmo (World Metereological organitation) e della Nooa (National Oceanic and Atmospheric Administration Home) delineano uno scenario preoccupante, lontano da malevoli allarmismi. L’inverno 2027, stando alle previsioni, sarà caratterizzato soprattutto nei mesi di gennaio e febbraio dalle temperature più alte mai registrate rispetto alla media globale.
Ma di che si tratta?
Partiamo dall’inizio. El niño è una grande oscillazione climatica naturale del sistema oceano-atmosfera che si ripresenta ciclicamente, in genere ogni due-sette anni. Alla base di questo fenomeno c’è un anomalo e periodico riscaldamento delle acque superficiali dell’oceano Pacifico equatoriale centrale e orientale. Durante un evento di El Niño, i venti alisei-che normalmente spingono le acque calde verso ovest- si indeboliscono o cambiano direzione. Questo blocco permette a enormi quantità di calore oceanico accumulato di essere rilasciate direttamente nell’atmosfera.












