Per settant’anni Antonio Cannelonga, origini pugliesi, è stato un ‘invisibile’. A Jesi ha sempre vissuto di lavori e affitti in nero, privo persino della carta d’identità. Quando con il Covid ha perso l’occupazione, si è ritrovato in strada e senza niente, bussando alla porta della Casa delle Genti. Lì è scattata la scommessa di un operatore di Caritas: aiutarlo a ritrovare la propria identità e un tetto. Antonio è tra le quattro persone senza fissa dimora a cui, ieri, sono state consegnate le chiavi dei due nuovi appartamenti in via Roma. L’iniziativa rientra nel progetto ‘Housing first’, promosso da Asp Ambito 9, Comune di Jesi e Caritas, che porta a sei gli alloggi complessivi destinati a 11 persone in povertà estrema. Le due abitazioni, riqualificate dal Comune grazie a 150mila euro del Pnrr e arredate da Caritas con mobili riciclati, rappresentano un punto di svolta. Lavorare sulla povertà estrema, ha ricordato il direttore dell’Asp 9 Franco Pesaresi, "è la cosa più difficile che possa esserci. Ma di una gratificazione inimmaginabile. In tutta la regione nessuno ha messo in piedi una attività così forte: la casa è il punto di partenza per togliere le persone dalla strada". Istanze condivise dal presidente Asp Daniele Tassi: "La casa e l’inserimento nella società tramite il lavoro sono i postulati per ogni essere umano. Diamo vita a una prassi che funziona".
Anni trascorsi da "invisibile", ora il clochard Antonio ha una casa
Cannelonga è tra le quattro persone senza fissa dimora a cui sono state consegnate le chiavi degli appartamenti.






