Non è ancora chiaro come, ma la crisi di Volkswagen cambierà il volto della componentistica italiana. La Germania è il primo mercato di esportazione per i fornitori nazionali di parti di autoveicoli, con 5 miliardi di euro di produzione all’anno diretti a gruppi come Volkswagen, Bmw, Mercedes. «L’impatto negativo sulla componentistica che lavora con Vw si inizia già a vedere - spiega Gianmarco Giorda, direttore generale di Anfia -, i dati sono provvisori ma le esportazioni di componenti verso la Germania sono scese già del 5% nel primo semestre». Il piano di riduzione dei costi varato dal ceo Oliver Blume peserà soprattutto sul Nord Ovest. Nel 2025 il nostro Paese ha esportato a Berlino accessori per autoveicoli per 3,16 miliardi di euro, e da sole Piemonte, Lombardia e Liguria ne valgono 1,90 miliardi. Nessuna statistica ufficiale isola quanto di questo fatturato finisca davvero nelle casse del gruppo di Wolfsburg. Le stime dell’Osservatorio sulle trasformazioni dell’ecosistema automotive italiano (Otea) dell’Unviersità Ca’ Foscari di Venezia, però, collocano l’esposizione italiana al gruppo tra 1,3 e 1,8 miliardi, di cui tra 805 milioni e 1,1 miliardi sono generati nel Nord Ovest. Secondo i calcoli indicativi di Otea, circa 305-405 milioni riguardano il Piemonte, e altri 500-670 milioni Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta.
Il Nord Ovest dell’auto soffre per la crisi tedesca. Export, effetto Volkswagen
Oltre metà delle esportazioni dei componenti da Piemonte, Lombardia, Liguria. Il piano di riduzione dei modelli concentrerà tutto sui grandi fornitori







