HomeMonza BrianzaCronacaIspettori aggrediti a Busto Arsizio: “Sempre più rischioso lavorare in carcere”Un detenuto ha colpito i poliziotti con una lama artigianale. Il sindacato Sappe: “Intervenire su organici e dotazioni”Il carcere di Busto Arsizio dove si è verificata l’aggressione da parte di un detenuto I poliziotti sono stati curati in ospedaleRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciBusto Arsizio (Varese) – Due ispettori della polizia penitenziaria sono stati aggrediti lunedì mattina nella casa circondariale da un giovane detenuto di origine magrebina che, per cause in corso di accertamento, avrebbe impugnato una lama artigianale, colpendo gli operatori con fendenti e calci. I due poliziotti sono stati costretti a ricorrere alle cure del pronto soccorso e, dopo gli accertamenti sanitari, sono stati dimessi con una prognosi di quattro giorni. A darne notizia è il Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe), che esprime solidarietà ai due poliziotti e torna a denunciare la crescente esposizione al rischio del personale che opera negli istituti penitenziari.

"Un episodio particolarmente grave”

«Non possiamo accettare che aggressioni, minacce e violenze contro la polizia penitenziaria diventino la quotidianità del lavoro penitenziario – denuncia Donato Capece, segretario generale del Sappe –. Quello di Busto Arsizio è un episodio particolarmente grave perché è stata utilizzata una lama artigianale, a conferma di quanto sia concreto e imprevedibile il pericolo che gli operatori devono affrontare ogni giorno. La polizia penitenziaria non può continuare a svolgere il proprio delicatissimo compito con strumenti insufficienti e senza adeguate dotazioni di autotutela. È arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti. Occorre intervenire immediatamente su organici, organizzazione del lavoro e soprattutto dotazioni individuali del personale. I poliziotti penitenziari devono essere messi nelle condizioni di fronteggiare situazioni di pericolo con strumenti adeguati, moderni ed efficaci per tutelare la propria incolumità. Non è più rinviabile una strategia nazionale per la sicurezza del corpo».