I funerali di Ratko Mladic hanno riaperto una ferita che sulle due sponde della Drina non si è mai chiusa del tutto. Le migliaia di persone arrivate ieri a Belgrado per rendere onore al "Boia di Srebrenica", le bandiere serbe con il suo volto, la negazione delle sentenze del tribunale internazionale non potevano passare in silenzio. Gli onori da eroe tributati dall'esercito e la canonizzazione postuma, quasi da martire, della Chiesa ortodossa serba - oltre al tributo dei ministri - sono stati una provocazione insopportabile per i bosniaci.Sarajevo - che durante l'assedio a cui partecipò proprio Mladic contò circa 12 mila morti - insorge contro quella che Bakir Izetbegovic oggi ha non ha esitato a definire "l'ideologia criminale della grande Serbia". Bakir è il figlio di Alija - presidente del Paese dal 1990 al 1996 - e oggi è il leader del Partito di Azione democratica, la casa politica di molti dei bosgnacchi musulmani in Bosnia-Erzegovina. "Lo Stato serbo, la Repubblica Srpska di Bosnia e la Chiesa Ortodossa hanno organizzato i funerali di Mladic - commenta Izetbegovic - e questo dimostra chiaramente che l'attuale leadership politica serba non si è allontanata dall'ideologia criminale della Grande Serbia che ha organizzato e guidato il genocidio, la pulizia etnica e altri crimini di guerra negli anni Novanta". Izetbegovic richiama l'attenzione della comunità internazionale e si rivolge direttamente all'Unione europea perché vada oltre le dichiarazioni di condanna: "L'unico strumento efficace sono le sanzioni. Sia quelle personali che quelle dirette contro lo Stato serbo, in quanto fonte del problema".Intanto la Bosnia mette in campo i primi provvedimenti. Oggi (8 settembre) il ministro degli Esteri Elmedin Konakovic ha annunciato il ritiro della maggior parte del personale dall'ambasciata bosniaca a Belgrado, con l'obiettivo di ridurre al minimo le relazioni fra i due Paesi. Lo scontro dal piano dialettico passa a quello diplomatico. Da Sarajevo è arrivata la notizia dell'espulsione di Milan Dulanovic e Danko Maksimovic, due funzionari dell'ambasciata serba. I due da oggi sono persone non gradite e hanno quarantott'ore per lasciare la Bosnia.Konakovic ha anche annunciato la volontà di ritirare il proprio consenso dalla Dichiarazione congiunta sulle relazioni di buon vicinato e sulla cooperazione regionale che avrebbe dovuto firmare in Montenegro: "Non firmeremo fogli di carta vuoti, finché abbiamo a che fare con la Serbia di questi giorni riteniamo che non sia opportuno".La risposta di Belgrado è affidata al ministro degli Esteri Marko Duric: "L'ipocrisia e la sfacciataggine di Elmedin Konaković non hanno limiti. Ad impartire lezioni di morale alla Serbia e ad Aleksandar Vucic è un uomo cresciuto politicamente in un partito e in un ambiente che per anni hanno celebrato Rasim Delic (ex capo di stato maggiore dell'esercito bosniaco condannato per crimini di guerra, ndr) così come altri individui che hanno ucciso, massacrato e oppresso il popolo serbo".