La folla ai funerali del generale Ratko Mladic, sepolto da eroe con gli onori di Stato, riaccende le tensioni mai realmente estinte nei Balcani. Tra le dichiarazioni di condanna dell’Unione europea, la prima reazione più concreta arriva dalla Bosnia-Erzegovina che ha annunciato il ritiro di quasi tutto il personale dell’ambasciata bosniaca a Belgrado, mentre parte dei servizi consolari potrebbe essere trasferita alle rappresentanze di Zagabria e Podgorica. La decisione, che ha l’obiettivo di ridurre al minimo i rapporti con Belgrado, è stata annunciata dal ministro della degli Esteri della Bosnia-Erzegovina (BiH), Elmedin Konakovic a nemmeno 24 ore dalla cerimonia funebre per il “boia di Srebrenica” , condannato all’ergastolo per genocidio e altri crimini di guerra e contro l’umanità.
“Se potessi, interromperei immediatamente le relazioni diplomatiche con la Serbia”, ha dichiarato Konakovic. Il ministro non può tuttavia decidere da solo una rottura delle relazioni diplomatiche né richiamare l’ambasciatore Aleksandar Vranjes e il console. Secondo la Costituzione bosniaca, infatti, la politica estera è competenza della Presidenza, che nomina anche ambasciatori e altri rappresentanti diplomatici. L’ambasciata potrebbe quindi continuare formalmente a operare, ma con una parte consistente del personale ridotta. Belgrado ha reagito accusando Konakovic di “ipocrisia e mancanza di vergogna”, mentre esponenti della Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina, hanno sostenuto che il ministro abbia oltrepassato le proprie competenze.










