Persone di tutte le età, ex combattenti, quasi tutti con magliette o camicie nere a lutto, alcuni con i vessilli militari. Sono migliaia i serbi che si sono radunati già nelle prime ore del mattino davanti alla chiesa di San Luca a Belgrado per rendere omaggio al criminale di guerra Ratko Mladić, condannato per le atrocità compiute durante il conflitto in Bosnia negli anni Novanta e morto mentre stava scontando la sua pena in carcere. Una fila che si è allungata di ora in ora. Nelle vicinanze sono state appese bandiere serbe insieme a un enorme striscione: “Benvenuto, Generale, grazie a tua madre per aver dato alla luce un eroe, affinché la gloria della Serbia possa tornare”. Molti si sono piegati per baciare la bara chiusa mentre i sacerdoti ortodossi serbi recitavano preghiere. “Sono qui per dare l’ultimo saluto al generale, un eroe nazionale”, ha detto all’Afp la pensionata Radojka Visic, arrivata dalla Republika Srpska, l’entità serba della Bosnia. “Non sono riusciti a sconfiggerci sul campo di battaglia, quindi lo hanno mandato in prigione e lo hanno torturato lì”, ha detto Visic, riferendosi alla “comunità internazionale”.
Sfidando gli avvertimenti dell’Unione europea contro le celebrazioni pubbliche in onore dell’uomo riconosciuto colpevole del primo genocidio avvenuto in Europa dalla Seconda guerra mondiale, la Serbia ha esposto la salma dell’ex comandante per oltre 5 ore. Intorno a mezzogiorno, il patriarca della Chiesa ortodossa serba, Porfirije, ha iniziato a officiare la cerimonia religiosa. Fra le persone presenti in chiesa almeno tre ministri del governo serbo: il titolare alla Giustizia, Nenad Vujić, che nei giorni scorsi aveva scortato personalmente la salma sul volo di Stato del governo serbo proveniente dall’Aja, quello della Cultura, Nikola Selaković, fotografato mentre stringe mani alla gente radunata fuori dalla chiesa e mentre accende candele votive, e il titolare degli Investimenti pubblici, Darko Glišić.










