Il colosso di Wolfsburg prova a salvare 1.400 posti di lavoro riconvertendo uno stabilimento automobilistico alla produzione per la difesa. È il segnale più concreto di una trasformazione che potrebbe riguardare anche altre fabbriche e altri gruppi tedeschi. Per l’Italia, la cui industria è intrecciata profondamente con quella di Berlino, la partita è tutt’altro che lontana
Volkswagen ha trovato il modo di salvare parte dei posti di lavoro che verranno tagliati dallo stabilimento di Osnabrück, convertendo le linee produttive dalle automobili ai sistemi di difesa. La società israeliana Aurelius Capital e la Bassa Sassonia, secondo maggiore azionista del gruppo, hanno firmato una dichiarazione d’intenti per rilevare l’impianto e riconvertirlo, con un primo progetto che vedrà come partner Rafael Advanced Defense Systems, l’azienda dietro l’Iron Dome e gli altri sistemi di difesa aerea israeliani. Secondo i sindacati, l’operazione potrebbe salvare circa 1.400 dei 1.800 posti di lavoro del sito, che terminerà la produzione automobilistica entro il 2027. È il primo caso concreto di riconversione industriale di un colosso dell’automotive europeo, ma non sarà l’ultimo. Volkswagen ha già indicato la spesa militare come possibile assorbitore dell’eccesso di capacità che interessa il gruppo, e casi simili sono allo studio anche di Rheinmetall e Continental. Intanto, però, questo sviluppo riguarda da vicino anche l’Italia, la quale potrebbe trovarsi, giocoforza, obbligata a fare valutazioni simili.











