Da Renault a Iveco, sempre più case automobilistiche del Vecchio Continente valutano di vendere i propri stabilimenti al fiorente settore della difesa. Ma secondo gli esperti non basta per salvare i posti di lavoro

Dopo 125 anni a produrre automobili, lo stabilimento Volkswagen di Osnabrück, nel nord-ovest della Germania, comincerà a fabbricare sistemi e componenti per la difesa aerea. Nei giorni scorsi, i vertici del colosso tedesco hanno raggiunto un accordo con il Land della Bassa Sassonia e Aurelius Capital, un gruppo di investimento israeliano che dovrebbe acquisire la maggioranza del sito. La conversione deve ancora cominciare ma potrebbe avvenire già a partire dal prossimo anno. Se così fosse, la fabbrica di Osnabrück diventerebbe il primo caso europeo di trasformazione integrale di un grande stabilimento automobilistico in un polo industriale della difesa.

Secondo quanto scrive il Financial Times, Aurelius dovrebbe diventare l’azionista di maggioranza della nuova società che gestirà il sito, mentre la Bassa Sassonia manterrà una partecipazione. Il primo progetto sarà sviluppato con Rafael Advanced Defence Systems, il colosso israeliano che produce l’Iron Dome, il sistema di intercettazione di missili che protegge lo Stato ebraico. In questo modo, Volkswagen si libera di un altro stabilimento, uno dei tanti che verranno sacrificati in nome del maxi-piano di tagli e licenziamenti annunciato dai vertici del colosso tedesco. Ma ciò che accadrà alla fabbrica di Osnabrück è il sintomo di una trasformazione ben più ampia che attraversa l’automotive europeo, vale a dire la conversione verso il settore della difesa.