Stop all’importazione dei prodotti che arrivano dalle colonie in Cisgiordania. Dodici paesi, tra cui Francia, Regno Unito e Canada, hanno annunciato ufficialmente l’intenzione di “imporre sanzioni agli scambi con gli insediamenti illegali” nei territori palestinesi occupati per protestare contro l’escalation di violenze contro le comunità locali. Una decisione senza precedenti, presa dopo mesi di immobilismo dell’Ue che finora si è limitata a sanzionare i cosiddetti “coloni violenti”, incapace di adottare una linea comune e con effetti concreti contro Tel Aviv. Ora la misura, se applicata, potrebbe ridurre un flusso che fino a oggi ha portato in Europa tonnellate di cibo e vino. L’Ue è uno dei partner commerciali più importanti di Israele, dal quale importa beni agricoli, manifatturieri e servizi legati alla sicurezza e alla sorveglianza. E grazie a un sistema che aggira le norme europee sulle etichettatura, oggi è molto difficile stabilire ciò che proviene dalle colonie da ciò che proviene dal territorio israeliano. Solo in Italia, nel 2024, il valore delle importazioni da Israele ha raggiunto il miliardo di euro.
Le restrizioni sono state comunicate dal ministro degli Esteri britannico Ed Miliband in un discorso alla Camera dei comuni, nelle stesse ore in cui il testo del comunicato congiunto veniva reso dal ministro francese Jean-Noël Barrot su X. Tra i firmatari appaiono Danimarca, Finlandia, Islanda, Polonia, Portogallo, Svezia. Si vanno a unire a Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Norvegia e Belgio che già avevano intrapreso questa strada con provvedimenti per mettere al bando i beni dalle colonie. Resta fuori l’Italia. “Il governo israeliano deve fermare immediatamente l’espansione degli insediamenti e dei poteri amministrativi civili, garantire la responsabilità per le violenze perpetrate dai coloni e indagare sulle accuse contro le forze israeliane”, si legge nella dichiarazione comune.










