Ci sono persone che impiegano una vita a cercare una definizione di sé e altre che, quella definizione, la trovano molto presto ma non sentono il bisogno di pronunciarla ad alta voce. Luca Ferrante rientra in questa schiera. Non perché gli siano mancate le esitazioni, le attese o le strade alternative, ma perché, a un certo punto, ha riconosciuto con chiarezza il luogo nel quale voleva stare. E da allora ha continuato a tornarci. Quel luogo è la recitazione. Prima ancora di diventare un mestiere, però, è stata una scelta. Forse è proprio qui che si trova la chiave per leggere un percorso che attraversa teatro, televisione e doppiaggio senza lasciarsi ridurre alla somma dei ruoli interpretati. Luca Ferrante racconta in questa intervista esclusiva per Virgilio Notizie di essersi sentito attore nel momento in cui ha trovato il coraggio di dire alla propria famiglia che quella sarebbe stata la sua vita, non quando qualcuno gli ha consegnato un personaggio, un contratto o un riconoscimento. Come se l’identità, prima di essere confermata dallo sguardo degli altri, avesse bisogno di essere riconosciuta dal proprio. È curioso, allora, che parlando con lui ritorni continuamente una parola apparentemente distante dall’ambizione necessaria per sopravvivere a questo mestiere: umiltà. Luca Ferrante la cerca nel lavoro, nei rapporti, nell’insegnamento e oggi prova a trasmetterla a suo figlio Lorenzo. In mezzo c’è suo padre Pieraldo, attore e doppiatore, primo maestro ma anche primo a metterlo in guardia dai sacrifici di questa professione. Tre generazioni che finiscono per incontrarsi nello stesso spazio, quello della recitazione, senza però percorrere la stessa strada. E forse è proprio questo il punto. Perché nell’arco di una conversazione Luca Ferrante parla molto degli altri: dei maestri, dei colleghi, dei ragazzi ai quali insegna, della compagna Eleonora Di Miele, del padre, dei figli. Ogni volta che il discorso rischia di fermarsi su di lui, sembra quasi istintivamente spostare il riflettore altrove. Bisogna riportarcelo. È da lì che comincia questa intervista: dall’uomo che oggi presta il volto a Gian Lorenzo Botteri ne Il Paradiso delle Signore, la serie di successo di Rai 1 di cui è appena partita la nuova stagione, ma soprattutto da quello che resta quando il personaggio esce di scena. Dal ragazzo che si iscrisse a Farmacia pur sapendo che qualcos’altro continuava a chiamarlo, dall’attore che non considera la competizione una condizione necessaria per essere ambizioso, dal padre che osserva un figlio muovere i primi passi nello stesso ambiente e dall’allievo diventato, nel frattempo, maestro. In fondo, tra tutte le vite che un attore può interpretare, ce n’è una che non ammette controfigure: la propria.