Sono passati cinquant’anni dalla pubblicazione di “The Economic Approach to Human Behavior”, ma la lezione della Scuola di Chicago resta attuale. Per capire scelte e politiche non basta misurare i risultati. Occorre seguire incentivi, vincoli e reazioni.

Un approccio nuovo al comportamento umano

Nel 1976 Gary Becker pubblicò un libro nel cui titolo usava un termine più discreto, ma che conteneva la tesi più audace. Il titolo non era The Economics of Human Behavior, come se crimine, matrimonio, istruzione o discriminazione fossero improvvisamente diventati merci. Era The Economic Approach to Human Behavior. La parola decisiva era “approccio”. Becker non rivendicava un nuovo territorio per gli economisti: proponeva un modo di guardarlo.

Non sosteneva che il denaro spiegasse tutto, né che le persone fossero sempre egoiste o infallibilmente razionali. La tesi era più utile: comportamenti diversi condividono una struttura analitica. Le persone perseguono obiettivi entro vincoli, rinunciano a un’alternativa per sceglierne un’altra e reagiscono quando cambiano incentivi, informazioni o regole. L’analisi deve quindi andare oltre il primo effetto.

Era la scommessa della Scuola di Chicago: teoria semplice, margini di scelta definiti e conseguenze verificabili. Il “prezzo” non coincideva con il denaro. Un corso serale può essere gratuito e costare tempo; una visita medica comprende il viaggio e l’attesa; crescere un figlio comporta spese e ore sottratte ad altro. Molti dei prezzi che orientano la società non compaiono su uno scontrino.