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Un algoritmo decide cosa compriamo

Roma, 25 maggio 2026 – Il 9 marzo del 1776 veniva pubblicato a Londra un testo destinato a tracciare la rotta dello sviluppo globale: ‘La ricchezza delle nazioni’ di Adam Smith. In quelle pagine nasceva l'economia moderna e veniva teorizzato il concetto della "Mano Invisibile". Secondo Smith, il mercato è in grado di regolarsi da solo: la competizione tra compratori e venditori stabilisce naturalmente il prezzo giusto di ogni merce, come guidata da una forza spontanea e razionale. A 250 anni esatti da quella formulazione, nel 2026, quella teoria è più centrale che mai, ma ha cambiato radicalmente dinamica. Cosa regola oggi gli scambi commerciali mondiali La forza che regola i mercati quotidiani non è più un principio filosofico astratto. Oggi la mano invisibile ha un nome tecnico preciso: si chiama algoritmo di determinazione dinamica del prezzo. Il fenomeno spiega perché il biglietto di un volo aereo raddoppi di prezzo nell'arco di pochi minuti, perché la tariffa di un viaggio in città aumenti se fuori inizia a piovere o perché lo stesso prodotto sui siti di commercio elettronico abbia costi diversi a seconda dell'ora in cui lo si cerca. Non c'è un operatore umano che cambia i cartellini dei prezzi; c'è un'equazione matematica che analizza milioni di dati in tempo reale. L'esempio di Amazon I numeri dietro questa gestione sono enormi. Il colosso dell'e-commerce Amazon, pioniere di questa strategia, modifica i prezzi dei suoi prodotti circa 2,5 milioni di volte al giorno. Il prezzo di un singolo oggetto può variare ogni 10 minuti in base alla disponibilità di magazzino, ai prezzi dei concorrenti, alla cronologia delle ricerche e persino allo stato di carica del dispositivo da cui si acquista (alcune analisi di mercato rilevano che chi ha la batteria dello smartphone scarica mostra una maggiore propensione ad acquistare subito a un prezzo più alto). Per le aziende, l'adozione degli algoritmi di prezzo variabile si traduce in un ritorno economico immediato: le statistiche di settore indicano che questa tecnologia aumenta i margini di profitto delle imprese tra il 2% e il 5%, incrementando i ricavi complessivi fino al 10%. Per i consumatori, il mercato si è trasformato in un terreno instabile, dove il valore di un bene non è mai fisso, ma fluttua costantemente. La legge della domanda e dell'offerta automatizzate Ricordare i 250 anni del capitalismo di Adam Smith oggi richiede l'analisi di questo passaggio chiave: la legge della domanda e dell'offerta non è tramontata, ma è diventata straordinariamente più veloce e automatizzata. Conoscere i meccanismi che governano i listini digitali è ormai lo strumento indispensabile per muoversi consapevolmente in un mercato che non dorme mai. L'evoluzione della sua teoria oggi si misura su questi dati: la divisione del lavoro ha portato l'AI a gestire task che valgono il 40% delle ore lavorate globalmente, spostando il valore dal lavoro fisico a quello cognitivo. La "mano invisibile" oggi processa volumi di trading che coprono il 70% degli scambi azionari, dove l'equilibrio di mercato è deciso da algoritmi in millisecondi, non più da contrattazioni umane. La "Ricchezza delle Nazioni" si è spostata su intangibili dati e software, che oggi rappresentano oltre il 90% del valore di mercato dello S&P 500, contro il 17% del 1975. Se per Smith il capitale era la macchina a vapore, oggi è la potenza di calcolo: il costo per addestrare modelli AI raddoppia ogni 6 mesi, creando una barriera all'entrata che favorisce nuovi monopoli tecnologici, con margini di profitto che superano il 30%, una concentrazione di capitale che probabilmente Smith avrebbe visto come un ostacolo al libero mercato.