Viviamo di economia molto più di quanto pensiamo, perché l’economia è comprare un chilo di pane, fare il pieno alla macchina o decidere se prelevare dei soldi o lasciarli sul conto corrente. Purtroppo spesso non possediamo tutti gli strumenti che servirebbero per operare al meglio, perché l’economia viene avvertita come qualcosa di complesso. E in effetti complessa lo è, a meno di avere qualcuno che, passo passo, si metta accanto a te e ti conduca in un viaggio che a quel punto diventa anche affascinante. In tanti, nel tempo, hanno provato a spiegare l’economia, ma in pochi ci sono riusciti - e ci riescono - bene come Carlo Cottarelli, docente di economia all’Università Cattolica, studioso e volto televisivo molto noto, invitato spesso in tv proprio per la sua chiarezza e la sua capacità di rendere facili anche concetti apparentemente oscuri.Cottarelli ha da poco portato in libreria una sorta di manuale, dal titolo molto esplicito: “L’economia facile. Regole semplici per capire il mondo” (Edizioni Solferino). Un libro che ognuno dovrebbe tenere sul comodino, un “bignamino”, avremmo detto in altri tempi, da leggere anche un po’ per volta, ma che è una chiave per entrare meglio nella quotidianità. E con il professor Cottarelli Dossier Today.it cerca di comprendere il momento complesso che stiamo attraversando.Professore, come sta l'economia italiana?“Rispetto a 15 anni fa stiamo meglio, nel senso che nel 2010 eravamo nel mezzo della crisi dell'area euro e l’Italia era vista come uno dei Paesi che avrebbero potuto uscire dalla moneta unica. Non siamo più in quella situazione. Siamo un Paese senza dubbio ancora vulnerabile, ma la tempesta peggiore è alle spalle”.Però la gente fatica ad arrivare alla fine del mese, i salari sono al palo e l’inflazione aumenta. E allora dov'è il problema della nostra economia?“È che continuiamo a crescere poco. Il tasso di crescita degli ultimi tre anni è stato deludente, mentre la crescita del resto del Sud Europa è stata molto positiva. Portogallo, Grecia, Cipro e Spagna, soprattutto, stanno crescendo, stanno recuperando terreno, cosa che noi non riusciamo a fare”.Il Pnrr è stato sfruttato a dovere o, come alcuni dicono, è stata un'occasione almeno in parte persa?“La ripresa post-Covid è stata aiutata dal Pnrr, non c’è dubbio. Quello che è mancato è stato un impatto sulla nostra capacità produttiva”.Proprio per rendere facile il ragionamento economico, come lei fa nel suo libro: che differenza c’è tra questi due concetti?“Se tu stanzi soldi per costruire un nuovo aeroporto, quello ti dà business per il futuro. Se invece prendi i soldi, li butti per strada, la gente li raccoglie e li va a spendere come le pare, nell'immediato le due cose hanno lo stesso impatto, perché entrambe aumentano la domanda di qualcosa. Ma alla lunga l’effetto che resta è quello dell’aeroporto”.E l’economia mondiale come se la passa?“L'economia mondiale si è dimostrata molto resistente agli shock degli ultimi anni: ora Hormuz, prima l’Ucraina. La crescita economica è continuata, più o meno lievemente sopra il 3%, che è la sua velocità di crociera. La guerra dei dazi, per esempio, non ha causato quei disastri che si temevano: il sistema si è adattato”.La crisi petrolifera di Hormuz che sorprese ci potrà riservare?“Con precisione nessuno lo sa, perché non si sa cosa ci sia nella testa di Trump e in quella degli altri, lì. Però, se devo proprio azzardare una previsione, sono relativamente ottimista sul fatto che l'economia mondiale saprà superare questo ostacolo senza disastri. Un rallentamento potrebbe esserci, ma niente di paragonabile al Covid o a Lehman Brothers. Sempre che Hormuz venga riaperto in un futuro non troppo distante”.Il tema dell’energia resta in cima all’agenda. Perché in Italia non riusciamo ad abbassarne il prezzo?“C'è un aspetto che è quello della tassazione, e noi tassiamo molto l'energia elettrica. Poi c'è la questione principale, che riguarda il fatto che dipendiamo troppo dagli idrocarburi. Non abbiamo il nucleare, non abbiamo sviluppato abbastanza le rinnovabili a causa di un insieme di lentezze burocratiche. Ci sono quattromila impianti di rinnovabili che potrebbero partire e che invece restano in attesa: si dice che le pale eoliche rovinano il territorio, che il fotovoltaico si mangia la terra… E spesso sono gli stessi che denunciano che gli idrocarburi inquinano”.Meloni è tornata a parlare di nucleare. È uno scenario possibile?“Il problema è che i sostenitori delle rinnovabili attaccano il nucleare perché lo considerano pericoloso, e i sostenitori del nucleare attaccano quelli delle rinnovabili dicendo che non sono sufficienti”.Vede una soluzione?“L’unica è un'alleanza tra chi vuole le rinnovabili e chi vuole il nucleare, al fine di liberarci dagli idrocarburi”.Lei vuole mettere insieme il diavolo e l’acqua santa.“Come ho detto recentemente in un convegno, Churchill si è dovuto alleare con Stalin per potersi liberare del nazismo. Il nemico adesso sono gli idrocarburi fossili. I sostenitori dei fossili sono lì che godono di questi attacchi reciproci tra i sostenitori delle due fonti alternative”.Nei giorni scorsi Electrolux ha annunciato migliaia di licenziamenti. Nel recente passato si sono verificate altre crisi industriali. Questo governo ha fatto abbastanza per evitarle?“La cosa fondamentale che può inventarsi il governo contro la deindustrializzazione è far crescere l'intera economia più dello 0,5%, come accade adesso. Il che non richiede interventi spot”.Ma come far crescere il Paese?“Ridurre la burocrazia, ridurre le tasse e quindi la spesa, risolvere il problema dell'elettricità. C'è una questione generale dell'energia, c'è una questione di avere un flusso regolare di migranti, in cui la gente arriva in Italia con il permesso, non con gli sbarchi, facendo venire le persone di cui abbiamo bisogno e magari da Paesi che consentono un'integrazione più facile. Queste sono le cose che farebbero crescere di più il Paese e allora dovremmo preoccuparci meno delle crisi industriali”.Lei per un anno è stato commissario straordinario alla spending review. Poi ha terminato con un bilancio almeno in parte amaro, come dice nel libro.“Si può fare una seria revisione della spesa solo se c’è un mandato popolare specifico, altrimenti non si va da nessuna parte. Perché qualunque proposta venga avanzata a livello tecnico, poi i decisori dicono che questo non si può fare, che è politicamente inopportuno…”Lei nel suo libro porta l’esempio dell’argentino Milei.“Lui aveva un chiaro mandato popolare”.Altrimenti è impossibile... Lei non è ottimista.“Le cose possono cambiare, però al momento gli italiani e di conseguenza i principali partiti non vanno alle elezioni dicendo: ‘Guardate, noi abbiamo un programma per ridurre la spesa di 3 punti percentuali’”.Tutti vogliono tagliare la spesa, basta che sia quella degli altri.“Appunto. Non se ne esce facilmente”.Dossier è la sezione di inchieste esclusive in abbonamento di Today.it. 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Perché l’Italia non cresce più (e la metafora geniale di Cottarelli che spiega dove stiamo sbagliando)
Perché se l'Europa corre siamo sempre al palo? Lo spiega Carlo Cottarelli che lancia una provocazione: "Per salvarci serve un'alleanza shock, come quella tra Churchill e Stalin"











