5 febbraio 1637, Alkmaar, Paesi Bassi. Il vento muove le pale del mulino che volge lo sguardo verso il mare. Nei campi il ghiaccio ha indurito la terra e i canali sono fermi, silenziosi, immobili come lastre di piombo. Si sente solo il sibilo del vento tra i tetti delle case di legno. E poi, voci concitate. Un elenco di numeri, provenienti da bocche diverse. Dalla finestra si vedono dei giovani - sicuramente fratelli - che sorridono mentre le persone di fronte a loro alzano le dita ripetutamente. Ad Alkmaar si raggiunse l'apice della famosa bolla dei tulipani. I figli di un fiorista morto avevano ereditato una collezione di bulbi. Quella mattina la vendettero per 90.000 fiorini -cinque milioni di euro di oggi. Ogni pezzo venne venduto ad una cifra pari al reddito di oltre un anno e mezzo di un muratore dell'epoca. Dopo quel picco, il giorno dopo, a Haarlem, iniziò il crollo: l'asta andò deserta ed in una settimana il mercato si ridusse del novanta per cento.
I tulipani iniziarono ad essere importati in Europa dalla Turchia a partire dalla seconda metà del 1500. I Paesi Bassi divennero il principale distributore di bulbi nel continente. Erano di grande tendenza e diventarono subito molto richiesti negli ambienti nobili e borghesi, così la domanda di nuovi fiori superò ben presto l’offerta. È interessante notare che la bolla finanziaria che si sviluppò non fu sui fiori ma sui bulbi, cioè sulla “promessa” del fiore: si radicò infatti la consuetudine di prenotare in anticipo presso i contadini-coltivatori i bulbi ancora “in terra” attraverso l’utilizzo di contratti con prezzi fissati ex-ante da onorare a scadenza. Ciò consentiva l’estensione del periodo di compravendite da pochi mesi estivi (ossia, solo dopo che venivano dissotterrati) a tutto l’anno.










