di Enza Plotino

“Se si infrangono le regole della società si va in prigione, se si infrangono le regole delle prigioni ti mandano da noi”. Così recitava il direttore della prigione di Alcatraz, l’isola carcere istituita nel 1934 per portarvi la peggiore risma di detenuti, i criminali più efferati e che diventerà, nell’immaginario collettivo, un vero e proprio mito, associato a un luogo infernale da cui era difficile se non impossibile fuggire. E, sono arrivati! I primi 100 criminali di mafia, ‘ndrangheta, camorra, tutti rinchiusi con un numeretto, 41bis, hanno, da domenica, trovato una sistemazione “appropriata” e sicura. A prova di fuga. E’ la Sardegna, “un posto sicuro, un’isola, per di più governata dall’opposizione”.

Nelle tre carceri sarde, Uta, Bancali e Badu ‘e Carros, strutture destinate al regime del 41 bis, stanno arrivando, domenica una lunga fila di ambulanze e auto della polizia penitenziaria hanno messo piede sull’isola, i circa 240 detenuti più pericolosi. Indifferenti all’opposizione della regione Sardegna e alle proteste dei cittadini dei territori dove sono stati individuati i penitenziari ad hoc, il governo Meloni ha tirato dritto, incurante delle evidenze sacrosante che contrastano con la decisione dello Stato centrale. “La Sardegna non è un carcere, Nordio ha tradito le promesse”. Alessandra Todde si dice sconcertata: “Il 4 agosto gli ho scritto ancora formalmente. Ho chiesto gli atti e i criteri che hanno portato a concentrare una quota rilevante del circuito del 41-bis negli istituti sardi. La Regione aveva già chiesto più volte di essere coinvolta nelle decisioni che riguardano direttamente il proprio territorio”. Nessuna risposta è mai arrivata. “Contestiamo una precisa decisione del governo e il modo con cui è stata imposta alla Sardegna in quanto isola” ha sottolinea la presidente. “È inaccettabile che oggi proprio il fatto di essere un’isola diventi uno svantaggio da far pagare alla Sardegna”.