A leggerla dai comunicati, ieri l’altro a Reggio Calabria è andato in scena il pride del centrodestra. Mini-summit, strette di mano, abbracci, baci ,foto di rito per promuovere la candidatura del tesoriere forzista Roscioli. Tutto spontaneo, tutto festoso. Solo in apparenza, però. Perché quel varo in salsa reggina, più che saldare, ha coperto crepe che ormai si sono aperte larghe nella coalizione. E non tanto per la scelta – diciamolo – di quello che tecnicamente può essere definito un paracadutato. Il punto è un altro, ed è più ruvido dello spauracchio Vannacci.
Il rinvio delle nomine in Giunta
Il punctum dolens è il rinvio snervante, da parte del Governatore, del momento in cui bisognerà nominare gli assessori spettanti alla Lega e a Noi Moderati. Insomma, la cornice festosa non ha silenziato il brusio anzi, lo ha amplificato e con esso la delusione di chi si aspettava la svolta assessorile. “Chiedono impegno e voti ma non mantengono i patti elettorali”. Il sussurro circola basso, ma circola. In effetti da Roberto Occhiuto e da Francesco Cannizzaro ci si aspettava ben altra sensibilità. Sono politici troppo ferrati per non comprendere una regola elementare: non si può sempre pretendere restando col braccino corto. No, questa volta la formula ormai consunta, per non dire abusata, del “prima vinciamo e poi ne parliamo” non vale più. Non regge.










