Il 5 settembre 2026, con l’operazione “Aquarium”, la DDA di Catanzaro ha ricostruito una rete di narcotraffico ritenuta legata al clan Maiolo di Acquaro, nelle Preserre vibonesi. Ma, come sottolinea il giornalista d’inchiesta Giuseppe Bascietto, non si tratta soltanto di un’indagine sulla droga. È la fotografia di un modello criminale che si ripete, con varianti locali, anche nel Sud Est siciliano.
Dalle carte emerge una struttura mobile, articolata in ruoli distinti: fornitori, custodi, finanziatori, autisti, acquirenti e intermediari. Un sistema che non ha bisogno di un’unica regia, ma di territori capaci di offrire logistica, silenzio e dispersione. È questo, secondo Bascietto, il punto di contatto con quanto accade tra Vittoria, Comiso, Ispica, Santa Croce e Scoglitti, dove negli ultimi anni le inchieste e i sequestri hanno mostrato una dinamica analoga: arrivo, occultamento, custodia e redistribuzione.
Le Preserre vibonesi, spiega il giornalista, sono un territorio di cerniera tra costa e montagna, ideale per nascondere e spostare. Lo stesso vale per l’interno ibleo, dove le campagne e le strade secondarie diventano spazi di transito e deposito. A Ispica, undici chili di cocaina trovati in un’abitazione; a Catania, oltre tre chili e mezzo in un garage attrezzato per il confezionamento; nell’inchiesta “Abisso”, collegamenti tra Malta, Calabria e Sicilia orientale.








