Pubblicato il: 17/07/2026 – 7:00
Il ruolo della Calabria come principale canale di approvvigionamento della cocaina destinata al mercato salentino è uno degli elementi centrali dell’operazione “Whisper”, l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce che il 10 luglio ha portato all’esecuzione di 23 misure cautelari tra Puglia, Basilicata, Lazio e Calabria.Le 923 pagine dell’ordinanza firmata dal gip Valeria Fedele delineano non tanto un’organizzazione isolata quanto una rete criminale fondata su canali di approvvigionamento distinti: l’eroina, secondo gli inquirenti, arrivava attraverso un gruppo di cittadini albanesi attivo tra Policoro e Scanzano Jonico; la cocaina, invece, sarebbe stata acquistata tramite contatti ritenuti riconducibili ad ambienti della ‘ndrangheta operanti tra le province di Reggio Calabria e Vibo Valentia.
La filiera calabrese della cocaina
Su questo versante emerge la figura di Davide Corlianò, 45 anni, leccese, indicato come il referente incaricato da Alessandro Greco, ritenuto il promotore del sodalizio, di gestire il canale della cocaina. Al suo fianco compare Giuseppe Ambrogio Condina, 35 anni, originario di Mongiana, nel Vibonese, unico calabrese raggiunto dalla misura cautelare. Per la Dda era il referente sul territorio calabrese, incaricato di mantenere i rapporti con i fornitori e organizzare gli incontri per le consegne.L’ordinanza inserisce inoltre Condina in un contesto investigativo più ampio, richiamando gli esiti di precedenti indagini della Dda di Catanzaro, tra cui l’operazione “Habanero”, che lo indicano come soggetto ritenuto vicino alla famiglia Maiolo, storica articolazione della ‘ndrangheta operante tra Dasà, Acquaro e Gerocarne. Un richiamo utilizzato dal gip per delineare il contesto nel quale, secondo l’accusa, sarebbero maturati i rapporti con il gruppo salentino, senza attribuire ulteriori responsabilità rispetto a quelle contestate in questo procedimento.







