Le informazioni contenute nella nuova puntata dell’inchiesta di Giuseppe Bascietto, che da mesi sta ricostruendo la geografia criminale della fascia sud della provincia di Ragusa, parlano di una geografia che non è fatta solo di luoghi, ma di movimenti, relazioni, presenze che si ripetono. Una geografia che non è più possibile fingere di non vedere.
Il documento investigativo racconta con precisione chirurgica come Santa Croce Camerina sia diventata il punto in cui il mare incontra le campagne, il luogo dove «un carico arrivato dalla costa può essere sottratto rapidamente alla vista e confuso fra serre, magazzini, furgoni e strade secondarie». È qui che la provincia diventa un filtro, un nascondiglio, un punto di ingresso per ciò che arriva dal mare.
Da Santa Croce, la rotta criminale si sposta verso Comiso, che — come emerge dall’inchiesta — «custodisce, sposta e rimette in circolazione». Non servono depositi, non servono bunker: serve la normalità. Serve un territorio che non guarda, che non domanda, che non vede.
La rete albanese: case, auto, protezione, latitanzeL’inchiesta di Bascietto documenta la presenza di reti albanesi radicate nel territorio, capaci di offrire protezione, alloggi, mezzi e relazioni a uomini legati alla criminalità organizzata. Non è un’ipotesi: è ciò che emerge dalle ricostruzioni della Procura di Ragusa.






