Casuzze, la rotta che il mare ha svelato: le prime conclusioni dell’inchiesta di Giuseppe Bascietto Un serbatoio vuoto e un errore di calcolo hanno fatto emergere ciò che doveva restare invisibile. È bastato un guasto al largo di Casuzze, sulla costa ragusana, perché una rotta costruita per sfuggire agli sguardi venisse improvvisamente a galla. Un motoscafo proveniente da Malta, fermo davanti alla spiaggia, centinaia di migliaia di euro gettati in mare, e nomi — Jeffrey Cassar, Sage Gauci, Owen Jones — che la stampa maltese ha subito collegato all’imbarcazione. Sullo sfondo, una pista che dal Malta Freeport e dalle reti criminali dell’isola potrebbe spingersi fino al Sud Est siciliano.

Secondo le prime conclusioni dell’inchiesta giornalistica condotta da Giuseppe Bascietto, il mare avrebbe restituito non solo denaro, ma un errore strategico: la prova che una rotta criminale, una volta scoperta, non scompare, ma cambia forma. Si sposta, si frammenta, si adatta. E proprio questo movimento — dal motoscafo di Casuzze verso le campagne di Santa Croce Camerina e Comiso — potrebbe rappresentare il secondo tempo della stessa storia.

Negli ultimi mesi, le indagini giornalistiche sulle rotte della cocaina nel Sud Est siciliano hanno reso sempre più visibile un tratto di mare che per anni ha garantito anonimato e libertà di movimento. Oggi, quella costa è sotto osservazione: ogni approdo, ogni motoscafo, ogni idrogetto può diventare un segnale. E chi gestisce i traffici sembra pronto a spostare il baricentro dell’operazione dalla costa alla terraferma.