Inseguire gli slogan

Marco Campione

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Il 28 agosto un uomo viene fermato a Torino per violenza sessuale su una tredicenne. Qualche giorno dopo il gip non convalida il fermo e gli impone l’obbligo di firma. Nel passaggio dai fatti ai titoli, però, sono comparse due parole fuori posto: “scarcerazione” e “stupro“. Sono quelle due parole a meritare una riflessione.

“Scarcerazione”. Non c’è nessun giudice che rimette in libertà un condannato: l’ordinanza incriminata è quella di convalida, subito dopo il fermo. Un arresto in flagranza si può eseguire solo se il sospettato è colto sul fatto, mentre qui l’uomo è stato individuato dai video ore dopo. Il gip non ha convalidato il fermo perché ha ritenuto insussistente il pericolo di fuga, che di quella misura è il presupposto. Ma non l’ha affatto giudicato innocuo: dai passaggi dell’ordinanza filtrati sulle cronache risulta che ha riconosciuto gravi indizi di colpevolezza e un pericolo concreto e attuale di reiterazione e proprio per questo gli ha imposto l’obbligo di firma. Nel nostro ordinamento la libertà personale resta regola e la sua privazione l’eccezione (art. 13 Cost.).