Non è un Paese per giovani. Potremmo sintetizzare così, con un riferimento ai fratelli Coen, quanto emerge dallo studio “Sbloccare il futuro” realizzato da TEHA, Amazon e AWS in occasione del forum The Europan House Ambrosetti che si è tenuto a Cernobbio.
Lo scenario non è certo esaltante: nonostante all'Italia non manchino asset industriali, scientiici e tecnologici, in relazione al PIL investiamo meno di altri Paesi UE, faticando così ad accelerare sul fronte digitale e ad attrarre talenti. Ma c'è ancora la possibilità di invertire la rotta se si concentrano gli sforzi in tre ambiti: migliorare il sistema energetico, puntare sulle competenze e snellire e semplificare la burocrazia.
Sul digitale l'Italia rimane ancora indietro: è ora di accelerare
L'Italia non è in assoluta restia all'adozione delle nuove tecnologie. Il problema è il divario di adozione del digitale. Se nel 2025 le gradi imprese hanno mostrato un’intensità digitale alta o molto alta nell’82% dei casi, se si passa alle medie imprese il valore scende al 61% per crollare al 34% nelle piccole realtà. Queste ultime, però, rappresentano la maggior parte del tessuto produttivo e industriale italiano.
Secondo lo studio di AWS e TEHA, il principale scoglio è dovuto al costo dell'energia, che frena gli investimenti ed espone maggiormente le imprese del Bel Paese alla volatilità dei mercati internazionali. Il costo dell'energia infatti pesa in Italia mediamente il 30% in più della media europea, riducendo di conseguenza di molto le risorse che si potrebbero destinare all'innovazione. La ricerca indica nello sviluppo delle rinnovabili una possibile soluzione per abbattere i prezzi e ridurre la dipendenza dall'estero per l'importazione di energia, ma anche qui c'è un intoppo gli iter autorizzativi sono lunghissimi - rispetto alla Germania servono 18 mesi in più per ottenere un permesso fotovoltaico - e le leggi cambiano di frequente, rendendo complicata una programmazione.









