| 4 Settembre 2026 15:03 |
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(Adnkronos) – L’Italia dispone di importanti asset industriali, scientifici e tecnologici, ma continua a registrare un ritardo nella capacità di attrarre, realizzare e scalare investimenti high-tech. Gli investimenti nei settori ad alta intensità tecnologica, in rapporto al PIL, sono del 32% più bassi della media europea (1,3% in Italia contro 1,9% in media in EU). Inoltre, soltanto il 7,9% delle imprese italiane presenta un livello di intensità digitale molto elevato, rispetto al 10,1% europeo. Sono alcuni degli elementi che emergono dal nuovo studio “Sbloccare il futuro: investimenti high-tech per la competitività italiana” realizzato da Teha, Amazon e Aws e presentato oggi al Forum TEHA “Lo Scenario di Oggi e di Domani per le strategie competitive” a Villa d’Este (Cernobbio) . La ricerca – sviluppata con il contributo scientifico del noto esperto Alec Ross – individua tre condizioni prioritarie per colmare il divario: un sistema energetico competitivo e affidabile, una maggiore capacità amministrativa e regolatoria e la disponibilità di competenze tecniche e scientifiche.
Lo studio analizza i principali fattori che influenzano la capacità dell’Italia di attrarre investimenti high-tech e le condizioni che consentono alle imprese di sviluppare, adottare e scalare tecnologie avanzate, tra cui cloud, intelligenza artificiale, cybersecurity, data center e automazione. L’impatto potenziale dell’adozione di tecnologie high-tech è significativo: l’adozione dell’AI è associata a incrementi della produttività del lavoro di circa il 4%, mentre i settori a maggiore intensità digitale hanno generato circa il 40% dei nuovi posti di lavoro nell’area OCSE tra il 2006 e il 2016. Attrarre investimenti high-tech consente a imprese, soprattutto PMI e startup, di accedere a tecnologie, infrastrutture e servizi avanzati, aumentando la capacità di innovare e competere sui mercati globali senza dover sostenere autonomamente ingenti investimenti iniziali.








