L'Italia resta indietro negli investimenti high-tech: valgono l'1,3% del Pil contro l'1,9% della media europea (-32%). Solo il 7,9% delle imprese italiane ha un'intensità digitale molto elevata (Europa: 10,1%), con forte divario tra piccole (34%) e grandi imprese (82%). È quanto emerge dallo studio "Sbloccare il futuro", realizzato da TEHA, Amazon e AWS, presentato al Forum Ambrosetti.

Tre i nodi critici: energia (74% importata, costi fino al 30% più alti che in Europa, iter autorizzativi lenti); burocrazia (160mila leggi, una su cinque inattuata, 3 miliardi bloccati); competenze (40% in meno di laureati rispetto alla Ue, tre aziende su cinque non trovano personale qualificato). Giorgio Busnelli, country manager Amazon Italia, ha sottolineato che l'Italia ha le potenzialità per attrarre più investimenti puntando su semplificazione normativa, certezza regolatoria e formazione.

Tra le proposte: iter più rapidi per le rinnovabili, percorso unico per i grandi investimenti tech, stabilità normativa e rafforzamento di ITS, Stem e reskilling.