Il conservatore Joseph De Maistre diceva che “ogni nazione ha il governo che si merita”. Un’affermazione dura, ripresa anche da Churchill, che in sostanza sosteneva che la forma di governo di un Paese fosse lo specchio morale, culturale e spirituale del suo popolo, e non un semplice assetto istituzionale calato dall’alto. Una verità scomoda che, con le dovute distinzioni e proporzioni, viene in mente dopo la vittoria schiacciante dei neonazisti dell’AFD in Sassonia-Anhalt. Una vittoria che pone un interrogativo inquietante: come è possibile dopo la tragedia del nazismo e dell’olocausto che in Germania vinca un partito che nel suo programma propone l’isolamento nelle scuole dei bambini disabili? Come è possibile che tra i programmi culturali e politici di quel partito ci sia la rivalutazione del pensiero di Hitler e una lotta accanita contro ‘lo straniero’?

Si dirà che la storia si ripete ma non è sempre la stessa. E’ vero. Il nemico numero uno del nazionalsocialismo hitleriano erano gli ebrei, rei di controllare pezzi importanti del potere economico e finanziario in Germania. Hitler fece leva sul proletariato e sottoproletariato tedesco per convincere il popolo che tutti i mali dell’economia avevano come colpevole le lobby ebraiche. Anni fa c’era un libro di Livio Maitan che spiegava bene come il nazionalsocialismo ebbe il sopravvento tra il popolo grazie a questa demagogia razzista. Oggi il quadro è mutato radicalmente ma c’è una terribile similitudine: le forze di destra estrema e anche quelle più conservatrici agitano anche esse un nemico comune che minaccerebbe l’occidente: l’emigrazione. Se si fa un’analisi dei successi elettorali in Europa e negli Stati Uniti si scopre facilmente che i conservatori hanno vinto le elezioni grazie alla paura dell’’Invasione’ straniera e grazie al terrore della sostituzione etnica. L’uso dell’immigrazione come “nuovo capro espiatorio”: l’’architettura ideologica della demagogia identitaria non richiede necessariamente lo stesso “nemico” degli anni 30. La struttura del discorso rimane identica: individuare un gruppo esterno (gli immigrati) responsabile delle crisi economiche, culturali e di sicurezza, da contrapporre a un “popolo puro” incontaminato.