Il dossier previdenziale torna al centro del dibattito politico. Al vaglio dell'esecutivo c'è la strategia promossa dalla Lega, che punta a concedere l'accesso al pensionamento anticipato a 64 anni d'età estendendo la misura anche a chi ha fatto l'ingresso nel mondo del lavoro prima del 1996. Il progetto politico guidato da Matteo Salvini rispolvera l'idea di impiegare il Trattamento di fine rapporto per agevolare l'uscita prioritaria, ampliando così il perimetro dei beneficiari ai lavoratori inseriti nel regime misto.L'accesso a tale margine di flessibilità resterebbe tuttavia subordinato a condizioni stringenti: la liquidazione dell'assegno interamente con le regole del sistema contributivo e, qualora l'importo maturato non risulti sufficiente a toccare la soglia minima prevista dalla legge, l'integrazione mediante quota del Tfr accumulatori.Il costo dell'anticipo: le stime della Cgil
Quale sarebbe, dunque, l'impatto economico per chi scegliesse di ritirarsi in anticipo? Le elaborazioni effettuate dall'Osservatorio previdenza della Cgil evidenziano come la conversione integrale del calcolo al metodo contributivo comporti una decurtazione media del 10,6%. In termini pratici, l'intesa si tradurrebbe in un taglio definitivo compreso tra 183 e 366 euro lordi mensili. La flessione dell'importo non colpirebbe tutti gli aderenti allo stesso modo: il sacrificio economico reale varierebbe in funzione del percorso retributivo individuale e dell'ammontare dei versamenti effettuati a cavallo della riforma del 1996.Requisiti e adesione volontaria












