La proposta della Lega per consentire la pensione anticipata a 64 anni anche a chi ricade nel sistema misto introduce la possibilità di uscire dal lavoro con 25 anni di contributi, a condizione di accettare il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Ma le simulazioni dalla Cgil evidenziano un meccanismo che rischia di penalizzare i redditi medi e di escludere del tutto i lavoratori con carriere discontinue o stipendi bassi.

La proposta della Lega sulla pensione anticipata a 64 anni

I calcoli della Cgil sulle penalizzazioni: a chi non conviene l'uscita

Le barriere per i redditi medio-bassi

La proposta della Lega sulla pensione anticipata a 64 anniIn vista della definizione della legge di Bilancio, la Lega ha rilanciato la proposta di estendere la pensione anticipata a 64 anni anche ai lavoratori che hanno maturato contributi prima del 1° gennaio 1996, ricadendo attualmente nel sistema misto.Come spiegato dal vicepremier Matteo Salvini e dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, l’obiettivo è introdurre un canale di flessibilità in uscita su base volontaria con almeno 25 anni di versamenti.ANSALA Lega di Matteo Salvini propone la pensione anticipata a 64 anniMa per accedere all’anticipo il lavoratore deve accettare che l’intero importo dell’assegno venga ricalcolato con il metodo contributivo e che la pensione risultante sia pari ad almeno tre volte l’assegno sociale (1.638,72 euro lordi mensili nel 2026). Per chi non raggiunge tale cifra, lo schema prevede la possibilità di trasformare in rendita integrativa il Tfr accantonato presso l’Inps fino al superamento del limite richiesto.I calcoli della Cgil sulle penalizzazioni: a chi non conviene l’uscitaL’Osservatorio previdenza della Cgil ha analizzato gli effetti del ricalcolo contributivo su tre profili di lavoratori di 64 anni con 40 anni di contributi complessivi (di cui nove versati prima del 1996). Per tutte le fasce di reddito si registra un taglio permanente dell’assegno stimato mediamente nel 10,6%.Per un lavoratore con retribuzione finale di 35 mila euro annui, la pensione scenderebbe da 1.726,15 euro a 1.543,38 euro lordi al mese, con una perdita di 182,77 euro mensili (2.376 euro all’anno). In questo caso, l’assegno ricalcolato finirebbe sotto la soglia minima di 1.638,72 euro, costringendo il dipendente a vincolare circa 24.360 euro di Tfr in rendita per colmare il divario.