Un’anomalia mensile mediana della temperatura superficiale marina pari a +3,6 °C: è il picco previsto per il super El Niño che sta prendendo forma nel Pacifico, sovrapponendosi a un pianeta già sempre più caldo e preparando il terreno a nuovi record di temperatura nel 2027, con gravi conseguenze per gli ecosistemi e le società umane.
All’inizio di agosto i principali modelli di previsione stagionale concordavano nell’indicare un evento eccezionalmente intenso. Il picco atteso supera di circa 0,8 °C il precedente primato, registrato durante El Niño del 2015-2016, quando l’anomalia raggiunse circa +2,75 °C.
Per comprendere quanto la previsione si discosti dall’esperienza passata, basta guardare alla graduatoria storica: nell’arco degli ultimi 150 anni, tra il più forte e il quinto El Niño più intenso corre una differenza di appena 0,5 °C. Il nuovo evento potrebbe dunque superare il record precedente di un margine più ampio di quello che separa i primi cinque della serie.
A studiarne l’evoluzione è anche la Fondazione Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc), tra i pochi centri mondiali che analizzano El Niño attraverso modelli previsionali capaci di accoppiare pienamente le componenti oceaniche e atmosferiche.









