Secondo le ultime previsioni dei principali centri climatici internazionali, il riscaldamento anomalo del Pacifico equatoriale orientale potrebbe formarsi entro quest’estate e diventare uno dei fattori climatici più importanti dell’anno, ma bisogna stare cauti: la probabilità dell’evento è alta, la sua intensità no. Quel riscaldamento ha un nome conosciuto e spesso usato male: El Niño. Indica una fase climatica in cui una vasta porzione del Pacifico tropicale, soprattutto tra il centro dell’oceano e le coste del Sud America, diventa più calda del normale per un periodo abbastanza lungo da modificare il rapporto tra mare e atmosfera. Non accade ogni anno. Compare in modo irregolare, spesso ogni due-sette anni, e si alterna a periodi neutrali o alla fase opposta: La Niña.

El Niño può modificare la circolazione atmosferica su scala globale, ma i suoi effetti non arrivano ovunque nello stesso modo. Nel Mediterraneo, e quindi anche in Italia, il legame con il Pacifico tropicale è indiretto e spesso meno prevedibile. Le condizioni meteorologiche italiane dipendono soprattutto da altri fattori: l’Atlantico, la posizione degli anticicloni, il comportamento delle perturbazioni e le dinamiche regionali del Mediterraneo. Per questo El Niño può aumentare l’attenzione degli scienziati su possibili anomalie climatiche, ma non permette di dire con certezza che l’Italia avrà un’estate estrema o un inverno fuori norma.