Dall’IA ai dati, dall’energia alle infrastrutture, dalla sicurezza informatica al diritto: alla sesta Università d’Estate sull’intelligence di Soveria Mannelli il futuro è apparso per quello che ormai è, un ambiente operativo nel quale Stati, imprese, criminalità e cittadini sono già immersi. Il punto non è governare la tecnologia, ma conservare la capacità di conoscere, valutare e decidere
Il futuro, oggi, è il tempo presente. Un ambiente nel quale siamo immersi. È questo il codice che ha consentito di decrittare i contenuti della VI Università d’Estate sull’Intelligence di Soveria Mannelli, dedicata al tema Abitare il futuro. Una formula che, al termine di tre giornate di confronto, assume un significato più concreto di quanto potrebbe suggerire la sua apparente astrattezza: il futuro va preparato perché alcune delle trasformazioni che ne determineranno gli equilibri sono già in corso.
La giornata di chiusura ha avuto nell’intelligenza artificiale il centro di gravità, ma il confronto tra Michele Colajanni, Gian Luca Foresti e Domenico Talia ha spostato il focus dalla tecnologia alla politica, dalla tecnologia alla sicurezza, dalla tecnologia alla sovranità. Nello stesso percorso, l’intervento di Antonio Felice Uricchio ha portato il problema nel cuore del diritto e quello di Barbara Carfagna lo ha proiettato sul terreno dell’informazione, dell’influenza e della trasformazione del rapporto fra uomo, macchina e decisione. Il risultato non è stata una celebrazione dell’innovazione, né una rappresentazione apocalittica del suo sviluppo. È emersa, piuttosto, una consapevolezza: l’attenzione non va posta solo su chi svilupperà il modello di intelligenza artificiale più potente, ma su chi conserverà la capacità di controllarne infrastrutture, dati, applicazioni e conseguenze e, soprattutto, chi saprà di mantenere umano il processo della decisione.






