Alla VI Università d’Estate sull’Intelligence, il confronto tra il direttore del Dis Vittorio Rizzi, il presidente del Copasir Lorenzo Guerini e il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma Giuseppe Amato affronta uno dei nodi decisivi della sicurezza nazionale: come conciliare segretezza, efficacia operativa, controllo e legalità nell’epoca delle minacce ibride, del dominio cognitivo e dell’intelligenza artificiale

Il futuro non è soltanto ciò che deve essere previsto. È ciò che deve essere compreso, progettato e preparato. Ed è proprio dalla capacità di comprendere un ambiente strategico nel quale l’incertezza non può essere eliminata, ma deve essere governata, che ha preso avvio la VI Università d’Estate sull’Intelligence, promossa dalla Società Italiana di Intelligence a Soveria Mannelli.

La prima giornata ha posto al centro un tema tanto delicato quanto decisivo per una democrazia costituzionale: il rapporto tra intelligence e magistratura. Un confronto ad alto livello, affidato al direttore del Dis Vittorio Rizzi, al presidente del Copasir Lorenzo Guerini e al procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma Giuseppe Amato, coordinati dalla direttrice di Formiche Flavia Giacobbe.