Maurizio Codogno, meglio noto in rete come .mau., racconta come lui vede la matematica, con la scusa di non doverla insegnare né crearne di nuova. Vale la pena di studiare matematica ora che le IA sembrano farla meglio di noi? Sì, perché il vero punto non è fare matematica ma imparare una serie di valori; e comunque la matematica non serve solo a dare risposte, ma anche a creare nuove domande.

Un paio di settimane fa Francis Su ha pubblicato su Substack un post intitolato The Enduring Value of Math, in an Age of AI, con il testo che intende raccontare come prolusione al corso di matematica avanzata che tiene all’università. La sua tesi è “ma vale la pena di scegliere la carriera di matematico in un momento storico in cui l’IA generativa sembra prendere il posto dei matematici e crea dimostrazioni per conto proprio? Sì, vale la pena”. Il motivo è che la matematica non è solo risolvere problemi e produrre dimostrazioni, nel qual caso in effetti l’intelligenza artificiale è una minaccia. Ma secondo Su fare matematica non è tanto imparare una serie di abilità (skills, casualmente lo stesso nome dei moduli degli LLM…) quanto costruire aspetti del proprio carattere. Gli esempi che fa sono vedere un problema da diversi punti di vista, non arrendersi alle prime difficoltà quando si cerca di risolvere un problema ma sapere quanto ci si può dover lavorare su, e in generale avere abbastanza fiducia in sé stessi per attaccare problemi mai visti. Tutto questo serve anche al di fuori della matematica, ed è per questo che spesso nelle aziende si prendono matematici: non tanto per quello che sanno fare, ma per come possono imparare a fare cose nuove.