Negli ultimi quindici anni Milano è cambiata profondamente. Lo ha fatto più velocemente di quanto molti immaginassero. È tornata attrattiva, internazionale, dinamica. Ha ricominciato a creare lavoro, ad attrarre studenti, imprese, investimenti e innovazione. Quartieri che sembravano bloccati o destinati al declino hanno trovato nuove energie. Milano è diventata, in molti campi, un modello osservato anche fuori dall’Italia. Non era scontato. Sono nato nel 1980 e ricordo bene la Milano di fine anni Novanta e del primo decennio di questo millennio: deindustrializzazione senza prospettive, giovani che partivano, spazi abbandonati e una diffusa sensazione di declino, specie comparata ad una Roma che, in quegli stessi anni, appariva scintillante.

Quel ciclo si è interrotto grazie a una grande alleanza sociale che ha coinvolto istituzioni, imprese, università, associazioni, sindacati e cittadini attorno ad una missione condivisa: riportare Milano tra le grandi città europee e internazionali. Una missione capace di mobilitare energie, attrarre investimenti, orientare decisioni pubbliche e private e generare fiducia nel futuro. Da quella alleanza è nato il cambiamento di Milano. Questo perché quella alleanza è stata più forte delle singole amministrazioni ed è diventata patrimonio della città nel suo insieme.