Ogni città di successo, che abbraccia fortunatamente il progresso, e non lo respinge (accade anche questo) ha i suoi vincitori e i suoi perdenti. La sfida della politica non è solo quella di rendere una metropoli attraente per dirigenti, tecnici, grandi investitori e, soprattutto, giovani talenti, ma è anche quella di non trasformare i perdenti in vinti, che vivono l’espulsione dal tessuto urbano come una sconfitta personale. Milano è l’esempio italiano di maggior successo internazionale. Lo diciamo con trattenuto orgoglio meneghino. Ma farebbe assai male a vantarsene troppo. La tendenza bauscia, un po’ arrogante, è stata in questi anni irresistibile. A pochi mesi dalle elezioni per il nuovo sindaco, è augurabile che si apra una discussione, sincera e profonda, al di fuori di inutile retoriche su Milano a place to be, sul futuro della città. Dibattito che non avrebbe una valenza limitata al Duomo e dintorni, ma sarebbe utile a livello nazionale. Come testimonia la bella ricerca contenuta nel libro di Carlo Ronca, appena pubblicato da Egea. In Quaderno per la crescita urbana, un ingegnere protagonista degli anni migliori dell’Olivetti, analizza, lungo l’asse tra Torino e Milano, il ruolo delle industrie tecnologicamente avanzate, dei tech job. E propone tutta una serie di riflessioni e soluzioni su come rendere competitivo e attraente un ecosistema produttivo che, inevitabilmente, avrà sempre di più in futuro una dimensione territoriale al di là dei confini daziari di una metropoli. Scontando anche una strutturale mobilità dei talenti, degli investitori e della forza lavoro, che si sentiranno spesso inevitabilmente solo ospiti delle città, ai loro occhi piattaforme di progetti senza confini. Nei dati sui flussi anagrafici appena pubblicati dagli uffici anagrafici si scopre - ne parla Michela Finizio su Il Sole 24 Ore di oggi - che un terzo degli attuali cittadini di Milano non era residente dieci anni fa. L’ampiezza dei flussi è impressionante. Un movimento, in entrata e in uscita, che ha coinvolto 900 mila persone. Entrano soprattutto giovani adulti (la metà tra i 19 e i 34 anni); se ne vanno o, meglio, sono costrette ad andarsene, principalmente nei comuni limitrofi, le persone più anziane. Il 42 per cento delle cancellazioni è di cittadini tra i 35 e i 64 anni. Il 68 per cento è italiano.
Milano e la metamorfosi a due facce delle grandi metropoli
La sfida? Essere attrattivi anche per chi vuol restare. E rimanere attrattivi per tutti gli altri senza apparire troppo esclusivi. Un equilibrio acrobatico. Ma è la sfida del progresso e della modernità







