Gentrificazione è un’espressione ricorrente nel discorso pubblico, legata alle trasformazioni delle città contemporanee. È un concetto sociologico che indica il progressivo cambiamento di un’area urbana da proletaria a borghese a seguito della rigenerazione di immobili e la loro vendita (a prezzi fortemente rivalutati) a soggetti estranei al quartiere. Il dibattito sulla gentrificazione è esploso in questi giorni perché legato alle inchieste giudiziarie su Milano. E, parlandone, in qualche modo è maturato quasi in automatico un giudizio netto: i ricchi hanno vinto, i non abbienti sono stati espulsi dalle loro zone di residenza, la città ha legittimato questi mutamenti giustificandoli con la modernità, la bellezza, il decoro e la sicurezza. Ma — ed è questa la domanda più intrigante — è possibile e realistica invece una gentrificazione gentile? Una rigenerazione urbana che non presenti vinti e vincitori e crei valore aggiunto condiviso?