6 Settembre 2026 – Lettura: 4 minuti
Secondo una recente analisi di Glassdor, sempre più lavoratori percepiscono l’IA come una minaccia. E non comprendono fino in fondo la sua utilità. Una domanda a cui le aziende dovrebbero saper rispondere.
Il problema di ogni invenzione è che, una volta passato il brivido della novità, occorre trovarle un‘applicazione. In parole povere, deve servire a qualcosa. Oggi con l’Intelligenza artificiale siamo un po’ come il dottor Frankenstein alle prese con il suo mostro. Prendiamo per esempio i dipendenti di un’azienda: il lavoratore apre il chatbot, gli pone una domanda a cui probabilmente avrebbe saputo rispondere da solo, riceve una risposta che forse non gli servirà nemmeno. Se un tempo negli uffici si fingeva di lavorare, adesso bisogna anche fingere di usare l’intelligenza artificiale. È uno dei paradossi della nuova rivoluzione tecnologica. Chiedo a un’amica: «Ma tu la usi?». «Sì». «Per fare cosa?». «Boh, tipo per sintetizzare un documento o cose così». È ovvio che questa non è la regola e che molte applicazioni semplificano davvero il lavoro quotidiano. Ma è altrettanto vero che l’IA avrebbe dovuto liberarci dalle attività ripetitive e da tutto quel lavoro che occupa tempo senza produrre granché. È davvero così?











