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Manager italiani confusi sull’AI: solo il 12% è “pronto per il futuro”

Una forza lavoro aperta al cambiamento e una leadership che non riesce a comunicare l’AI: una ricerca di Adecco evidenzia la contraddizione.

Quando, come e quanto rapidamente l’intelligenza artificiale sta entrando nelle aziende? Le ricerche sul tema abbondano, producendo risultati vari e variabili a seconda del campione d’indagine o delle specifiche domande poste. L’Italia ne emerge spesso come un Paese abbastanza curioso e propenso all’uso dell’AI in ambito sia personale sia lavorativo, ma anche per questo fenomeno si ripropone un problema noto e annoso nelle nostre aziende: la mancanza di competenze sulla tecnologia che pone come volano di crescita.

Ma esiste anche un problema di comunicazione, come evidenziato dalla ricerca di The Adecco Group “The human premium: Leadership beyond the algorithm”, pubblicata lo scorso maggio. I dati specifici sull’Italia, diffusi solo ora, mostrano contraddizioni particolarmente marcate nel modo in cui l’AI viene recepita e accolta nelle aziende italiane. Sul totale dei duemila dirigenti c-suite di aziende di 13 Paesi, il 45% ha detto di aspettarsi l’ingresso degli agenti AI nei processi lavorativi nel breve periodo (entro un anno), mentre solo il 30% dei dipendenti condivide questa visione. Fra i dirigenti italiani, però, solo il 25% prevede l’arrivo di agenti intelligenti entro i dodici mesi: un divario di ben 20 punti percentuali rispetto alla media.