Esiste uno spazio tra lo stimolo e la risposta. È in quello spazio che risiede la libertà. Viktor Frankl lo scriveva come filosofo e come medico e la riflessione appartiene a ogni epoca in cui gli esseri umani si trovano di fronte a forze che sembrano più grandi di loro. L’Intelligenza Artificiale è una di queste forze e la domanda che un indice come l’AI Management Index (AIMI) pone implicitamente è esattamente questa: quello spazio lo stiamo difendendo, o lo stiamo cedendo?La risposta che emerge dai dati è complessa e merita di essere letta senza semplificazioni. Da un lato, il management italiano non sta guardando dall’esterno: l’89% dei dirigenti e manager coinvolti nella ricerca — circa 1.800 professionisti tra settore pubblico e privato — dichiara di utilizzare già strumenti di AI nel proprio lavoro. Dall’altro, le organizzazioni che hanno costruito un sistema strutturato per governare quella stessa tecnologia sono ancora una minoranza: solo il 12%. In mezzo, un gap che non è soltanto un dato statistico. È la misura esatta del rischio che stiamo correndo.L’AIMI, realizzato da CIDA — la Confederazione Italiana dei Dirigenti e delle Alte Professionalità — in collaborazione con AI4I, l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, misura la maturità manageriale nell’adozione e nella governance dell’Intelligenza Artificiale attraverso cinque dimensioni: strategia, integrazione nei processi, governance, competenze e capacità di generare risultati.Il punteggio medio che emerge è 39,7 su 100. Non è il voto di un Paese fermo. È la misura di un Paese in movimento che non ha ancora consolidato la propria maturità organizzativa. L’Italia ha iniziato il percorso. La sfida è accelerarlo.Indice degli argomenti
AI nelle aziende italiane: adozione alta, governo fragile - Agenda Digitale
Il management italiano usa già l’intelligenza artificiale, ma solo una minoranza di organizzazioni ha costruito regole, ruoli e processi per governarla. L’AI Management Index 2026 fotografa un Paese in movimento, con competenze ancora fragili e una sfida decisiva sulla responsabilità








