«Io voterei anche Spd, ma non fanno più politica per il popolo. AfD invece da quando è nata si occupa della gente». Stefan, barba lunga, maglietta nera e un lavoro nel settore della sicurezza, esce dall’Europagymnasium di Bitterfeld dopo aver votato per l’estrema destra. «Dicono che sono nazisti, ma non è vero. Personalmente credo che siano bene accolti tutti quelli che si integrano e imparano la lingua, ma abbiamo tanti migranti che rappresentano una minaccia, i Gefährder, e quelli devono essere espulsi». Il paese in Sassonia-Anhalt, che qualche anno fa si è fuso con Wolfen, ha trentamila abitanti e alle politiche del 2025 AfD qui ha preso il 41 per cento dei consensi. A cercare le ragioni, si incontra un senso di paura diffusa, ma anche lo smantellamento progressivo di un sistema economico che con la riunificazione non era più sostenibile.
Il centro del paesino fatto tutto di villette unifamiliari con giardino è grazioso quanto vuoto, si affaccia sul Grosser Goitschesee, un lago al confine con la Sassonia. C’è un lungolago con caffè dove fare passeggiate, casette dipinte con colori accesi ma anche ex fabbriche abbandonate, muri scrostati e vetri rotti. La cittadina ruota intorno alla piazza che si apre sotto una chiesa luterana moderna e un comune antico di mattoncini rossi e con gerani rossi sul balcone. Il resto è noia, più che pericolo, eppure le persone non si sentono protette. Melanie, che fa l’autotrasportatrice, racconta che suo figlio è stato aggredito da un migrante: «Non ci sentiamo sicuri», dice. Al di là della sicurezza, non la fiducia nello stato e nel fatto che possa migliorare le cose è al limite dell’inesistente. Un ferroviere pensionato racconta che le cose vanno male: «Non ho votato per AfD, ma la situazione è negativa: le pensioni non bastano e ora hanno pensato bene di alzare anche l’età in cui si lascia il lavoro».











