Pubblicato il: 06/09/2026 – 7:00
di Giorgio Curcio
REGGIO CALABRIA «Una volta venti, una volta dieci e un’altra volta dieci». Quarantamila euro in tre tranche. È la contabilità del presunto pizzo imposto sui lavori di ristrutturazione della seggiovia di Gambarie, una delle opere più importanti e riconoscibili della località turistica aspromontana. La richiesta iniziale, secondo la ricostruzione della Dda di Reggio Calabria confluita nell’ordinanza “Epicentro 2”, sarebbe stata ancora più alta: 50mila euro. A versare il denaro sarebbe stato G. V., indicato negli atti come gestore degli impianti sciistici e di risalita di Gambarie. L’episodio, contestato a Gaetano Chirico e Maurizio Cortese, viene collocato nel settembre del 2016 tra Reggio Calabria e Santo Stefano d’Aspromonte.
La richiesta da 50mila euro
Per gli inquirenti, la forza della richiesta non avrebbe avuto bisogno di minacce esplicite perché a pesare «sarebbe stata l’appartenenza ostentata o comunque percepita dei due uomini alle articolazioni di ’ndrangheta di Archi e Santo Stefano d’Aspromonte», riconducibili alla storica fama criminale delle cosche De Stefano e Serraino. L’obiettivo sarebbe stato quello di costringere l’imprenditore a versare 50mila euro in relazione ai lavori eseguiti sulla seggiovia. Una cifra che, dopo l’intervento attribuito a Chirico, sarebbe stata ridotta a 40mila. A ricostruire il passaggio è lo stesso Cortese, successivamente diventato collaboratore di giustizia. La frase riportata nel capo d’imputazione contiene insieme la richiesta iniziale, il ruolo riconosciuto a Chirico e la somma che sarebbe stata effettivamente consegnata: «Gli dico: “(…) ho bisogno di soldi. Gli avevo chiesto 50, per rispetto tuo me ne dà 40”». Poi la contabilità delle consegne: «Mi ha dato una volta 20, una volta 10 e un’altra volta 10».








