Pubblicato il: 13/08/2026 – 17:56

di Giorgio Curcio

LAMEZIA TERME «Mandatemi 10.000 euro che mi servono». È il 30 settembre 2016 quando Rocco Anello parla con Carmelo Masdea, residente in Svizzera. Non chiede soltanto denaro: nella stessa conversazione vuole anche che gli vengano inviati i pezzi di un escavatore. La richiesta dei 10mila euro, secondo quanto ricostruito nelle motivazioni d’appello di “Imponimento”, viene rivolta anche a Marco Galati, altro calabrese residente nella Confederazione elvetica. È uno dei passaggi attraverso i quali la Corte d’Appello di Catanzaro ricostruisce il canale svizzero attribuito alla cosca Anello-Fruci: rapporti economici, denaro contante da trasferire in Italia, mezzi meccanici e, secondo le dichiarazioni dei collaboratori ritenute riscontrate dai giudici, anche armi e munizioni. Un rapporto che avrebbe attraversato gli anni mantenendo come punto di riferimento i fratelli Fiore Francesco e Carmelo Masdea. Per Fiore Masdea la Corte ha confermato la responsabilità per il reato associativo, assolvendolo invece da una distinta contestazione relativa a un investimento a Filadelfia e rideterminando la pena in 10 anni e 8 mesi di reclusione.

«Dalla Svizzera gli portavano i confetti»