Pubblicato il: 16/07/2026 – 16:45

di Paola Suraci

REGGIO CALABRIA Le intercettazioni dell’inchiesta “Epicentro2” non raccontano soltanto episodi di estorsione. Documentano anche il confronto interno tra gli stessi esponenti della cosca D’Agostino sulla distribuzione del potere, la gestione dei territori e gli interessi economici destinati a garantire entrate sempre più stabili. Il provvedimento, firmato dal gip Andrea Iacovelli, è il frutto di un’indagine avviata nel 2021 e costruita su centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte tra il 2022 e il 2024, in un’ordinanza di quasi diecimila pagine. Sullo sfondo di questi episodi si muove una trattativa più ampia, tutta interna alla cosca, su dove passi esattamente il confine tra il territorio di Ortì, quello di Terreti e la porzione, in espansione, affidata a Fabio Merenda su Arasì e Straorino. Il 12 maggio 2022 Ernesto D’Agostino discute a lungo con il padre Giuseppe di come contenere quelle che considera vere e proprie mire espansionistiche di Merenda, arrivando a pretendere che sia lui, per primo, a riconoscere la posizione sovraordinata del padre: “Ma il cappello te lo deve togliere prima a te!”. Quando emerge che Merenda rivendicherebbe il controllo fin sotto il cimitero, Ernesto si oppone con nettezza — “Io, che arrivi sino al cimitero Fabio, non sono d’accordo!” — trovando il sostegno del padre, pronto però a rilanciare in proporzione: “Se arriva sino al cimitero Fabio dobbiamo arrivare pure noi!”. Ernesto rivendica inoltre che Merenda debba comunque rispetto a chi, in passato, gli ha concesso quella porzione di territorio: “Se lui, se lui è entrato grazie a voi altri, lui deve stare alle condizioni di voi altri, non quello che dice lui!”. Il giorno successivo, riferendo al figlio l’esito di un summit con un altro esponente di ‘ndrangheta, Giorgio “Franco” Benestare, Giuseppe D’Agostino intima ad Ernesto di tenersi alla larga dagli Aricò e mette in guardia sulla reale pericolosità di Merenda: “Tu, dagli Aricò non andare più!… Fabio è il numero uno pericoloso”. Ernesto recepisce il consiglio ma non arretra sulla sostanza: “Fabio deve restare sempre nel suo, non si deve immischiare di niente… Lui si deve stare dove è!”. Anche la questione economica, in questo contesto, ha una sua tariffa fissa e non negoziabile: parlando della quota dovuta alla “casa madre” di Archi sugli appalti più rilevanti, Giuseppe D’Agostino la riassume così: “A lui non gli interessa Fabio, o a nome di Aricò, o a nome di… o a nome di Antonello Ieracitano chi deve andare, a lui gli interessa che quando fanno lavori più di seicentomila euro, deve avere il due per cento! E lo deve sapere!… non c’è nessuna discussione, così ha parlato!“. E quando il figlio Ernesto lo esorta ad agire, Giuseppe preferisce lasciare che sia un altro referente, Bruno Polimeni detto “il Guappo”, a occuparsene, riservandosi però l’ultima parola: “Se non viene vado e lo trovo io!”.