Non c’è soltanto El Niño. Mentre l’attenzione è concentrata sul rapido riscaldamento del Pacifico tropicale, gli scienziati stanno osservando contemporaneamente ciò che accade negli altri due grandi motori del clima planetario: Oceano Indiano e Atlantico. È uno degli elementi che emergono dall’ultimo Global Seasonal Climate Update dell’Organizzazione meteorologica mondiale. Per settembre-novembre 2026 l’OMM prevede tre segnali contemporanei: un El Niño in forte intensificazione, lo sviluppo di una fase positiva del Dipolo dell’Oceano Indiano (IOD) e temperature superficiali superiori alla norma nell’Atlantico tropicale settentrionale e meridionale.
Si rafforzano le anomalie degli Oceani Tre fenomeni differenti che, però, non vivono separati. «Gli effetti di El Niño possono essere modificati da altri fattori climatici, comprese le condizioni dell’Oceano Indiano e dell’Atlantico», sottolinea l’OMM. Le anomalie dei diversi bacini possono rafforzarsi, contrastarsi o modificare la distribuzione degli effetti meteorologici sul pianeta. Il segnale più potente arriva dal Pacifico. L’OMM prevede per settembre-novembre un’anomalia media della temperatura superficiale nella regione Niño 3.4 intorno a +3,6 °C, con un'intensificazione destinata a raggiungere il massimo tra novembre e dicembre. La probabilità che El Niño persista fino a febbraio 2027 è vicina al 100%. Sotto la superficie del Pacifico il segnale è ancora più impressionante: tra luglio e agosto sono state osservate localmente acque oltre 8 °C più calde della norma. L’OMM considera possibile che, se l’attuale traiettoria sarà confermata, l’episodio possa collocarsi fra gli El Niño più intensi dell'epoca delle osservazioni moderne. Ma contemporaneamente si muove l’Oceano Indiano. L’OMM prevede che il suo Dipolo raggiunga circa +0,9 °C nel trimestre settembre-novembre. In una fase positiva le acque occidentali risultano relativamente più calde e quelle orientali, verso Indonesia e Australia, relativamente più fredde. È una configurazione capace di influenzare piogge e circolazione atmosferica dall’Africa orientale all’Asia e all’Australia. E poi c’è l’Atlantico, l’Oceano più vicino all’Europa. Le previsioni indicano temperature superficiali superiori alla media sia nella fascia tropicale settentrionale sia in quella meridionale. Un altro elemento che entra nel complesso sistema di scambi tra oceani e atmosfera.










