El Niño si sta rafforzando. Il fenomeno, che periodicamente riscalda le acque del Pacifico tropicale e altera il clima globale, potrebbe diventare nei prossimi mesi uno dei più intensi mai osservati. L’ultimo aggiornamento dell’Organizzazione meteorologica mondiale (World Meteorological Organization, Wmo) è del 3 settembre: il fenomeno è ormai «saldamente stabilito» e continuerà a intensificarsi fino al picco, atteso alla fine del 2026.

«El Niño si sta ingigantendo davanti ai nostri occhi», ha dichiarato António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite. «La scienza non lascia spazio a dubbi: il pianeta si trova in acque inesplorate e quelle acque si stanno riscaldando». El Niño è un fenomeno naturale, ma oggi si sviluppa in un sistema climatico surriscaldato dalle emissioni antropiche di gas serra: il calore che trasferisce dall’oceano all’atmosfera si somma quindi a temperature globali già elevate. Alcune ricerche suggeriscono inoltre che lo stesso riscaldamento globale possa contribuire a rendere più intense le sue oscillazioni.

I segnali della forza dell’evento in corso arrivano dal Pacifico equatoriale centro-orientale. Secondo la Wmo, nella regione Niño 3.4, una delle principali aree utilizzate per monitorare il fenomeno, l’anomalia media della temperatura è salita da +1,5 °C tra maggio e luglio a +2 °C nel solo mese di luglio. Poi, tra la fine di luglio e la metà di agosto, i valori settimanali sono aumentati ulteriormente, fino a oscillare tra +2,2 e +2,6 °C. Ora, i modelli indicano che tra settembre e novembre l’anomalia media potrebbe raggiungere i +3,6 °C e crescere ancora verso la fine dell’anno. Se questa traiettoria sarà confermata, l’evento potrebbe diventare il più intenso osservato dall’inizio del monitoraggio.