El Niño è una delle due fasi, insieme a La Niña, dell’oscillazione meridionale Enso: uno dei più potenti fenomeni climatici naturali della Terra. È caratterizzato dal riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale, si presenta generalmente ogni due-sette anni e dura in media tra nove e dodici mesi. Quello in corso è però alimentato da condizioni oceaniche eccezionalmente calde – a causa della crisi climatica in corso, dovuta all’uso dei combustibili fossili – e dovrebbe rafforzarsi ulteriormente, raggiungendo il picco verso la fine del 2026. Gli impatti sul clima e sulle temperature globali proseguiranno ben oltre, estendendosi fino alla prima parte del 2027: nei prossimi mesi potrebbe raggiungere un’intensità mai osservata dall’avvio dei monitoraggi, secondo le previsioni aggiornate oggi dall’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo).

Le previsioni Wmo indicano infatti una probabilità «eccezionalmente alta, vicina al 100%» che il fenomeno persista fino a febbraio, alimentando il rischio di siccità, alluvioni e altri eventi estremi in numerose aree del pianeta. È la prima volta che un aggiornamento Wmo su El Niño e La Niña esprime un grado di certezza così elevato, grazie alla forte concordanza tra i diversi sistemi di previsione stagionale della rete meteorologica internazionale.